Castel Fusano

Vari sono gli itinerari di esplorazione della Pineta lungo direzioni parallele e perpendicolari al mare. Si parte dalla stazione omonima, Castel Fusano o dalla stazione Cristoforo Colombo, si può iniziare il percorso da via del Martin Pescatore, nei pressi del bar ristorante La casina del bosco.

In primavera ed in autunno si possono ammirare le fioriture della macchia: in primavera cisti, erica arborea, lentisco, ginestra, il viburno fine inverno inizi primavera, mirto e clematide inizi estate. In autunno possiamo ammirare i fiori del corbezzolo, dell’erica multiflora.
In autunno è possibile osservare i frutti della macchia mediterranea: corbezzolo, detto anche cerasa di mare, lentisco, fillirea, stracciabraghe, molto importanti per l’alimentazione degli uccelli sia stanziali che di passo.

La vegetazione caratteristica della macchia mediterranea presenta foglie dure e coriacee per resistere ai lunghi periodi di siccità estiva. Una peculiare caratteristica di questo ambiente è la presenza di numerose liane rampicanti che, come un mantello, avvolgono gli arbusti rendendo il bosco impenetrabile e contribuendo in questo modo a mantenere l’umidità del terreno. tra le liane troviamo la salsapariglia o stracciabraghe (Smilax aspera), la clematide ( Clematis fammula), la rubbia (Rubbia peregrina), l’edera.

Duemila anni fa la linea di costa era molto arretrata, all’altezza di Ostia Antica circa, e dietro una fascia di dune si trovavano estese lagune oggi prosciugate. Il fiume Tevere ha nel tempo portato grandi quantità di limo e di sabbia, che si sono accumulati in cordoni paralleli al mare, portando alla creazione dell’attuale linea di costa. Infatti, percorrendo un qualsiasi sentiero in direzione perpendicolare alla costa, si possono notare rilievi corrispondenti agli antichi cordoni dunali.

Castello Chigi

Castello Chigi

Nel cuore della Pineta di Castel Fusano si trova quello che senza dubbio possiamo definire un “Castello Incantato”: il Castello già proprietà della famiglia Sacchetti e dal 1755 proprietà della famiglia Chigi.
Il fascino della struttura è dovuto anche al fatto che il Castello è tuttora una residenza privata, abitata dai proprietari.

Le origini dell’edificio probabilmente risalgono all’età medioevale, quando documenti attestano la presenza in zona di una “Massa Fusana” e poi di un “Castrum Fusani”.

Nella prima metà del ‘600 la famiglia Sacchetti, di origini toscane, legata alla potente Famiglia Barberini, cominciò ad acquistare terreni in zona e incaricò l’Architetto Girolamo Rainaldi, coadiuvato da Francesco Raparelli e da Bernardino Radi, della ristrutturazione dell’edificio preesistente, che venne arricchito da quattro torrette angolari e da un’altana.

La decorazione degli interni fu invece affidata ad un giovane pittore di origini toscane: Pietro Berrettini, più noto come Pietro da Cortona, anche lui coadiuvato da altri pittori di cui il più conosciuto è Andrea Sacchi.

I temi degli affreschi, probabilmente scelti dal committente, il potente Cardinale Giulio Sacchetti, sono tutti di carattere religioso nel primo piano, di carattere mitologico e scientifico nel secondo piano, ma hanno un unico filo conduttore che allude al carattere agricolo della Tenuta. La decorazione pittorica sarebbe stata realizzata entro il 1631.

 

Via Severiana

L’antica via litoranea che per alcuni anni era interrotta per la presenza di numerosi grossi tronchi caduti per l’incendio che nel 2.000 distrusse una porzione di Pineta.
Lungo l’antico tracciato fatto lastricare da Settimio Severo (da cui prende il nome) nel III Secolo d.C.,  osserveremo il paesaggio che si è ricostituito e che presenta in alcuni tratti una sorprendente ricrescita.

La strada funzionava come asse di collegamento tra l’antica Ostia, Anzio e Terracina già alcune centinaia di anni prima di essere lastricata.  L’itinerario si svolge tra la storia antica e quella recente in un ambiente di Pineta e macchia mediterranea di grande suggestione. Arriveremo anche in vista della Villa detta di Plinio, distante circa 2,5 km dal punto di partenza.DSC02164

La storia

La storia di Castel Fusano è molto antica. E’ possibile risalire con certezza ai tempi dei romani tramite iscrizione trovate sul luogo o scritti giunti sino a noi.
Castel Fusano è attraversato dalla via Severiana, la strada lastricata da Settimio Severo che metteva in comunicazione Ostia con Lavino, Anzio e Terracina e permetteva di far arrivare la calce necessaria per la manutenzione del Porto dai Monti Lepini fino ad Ostia.
Due iscrizioni ritrovate a Castel Fusano ce ne parlano descrivendo i restauri del ponte confine tra i territori degli Ostiensi e dei Laurentini, attraverso il quale la via superava il canale dello Stagno, detto anche canale dei Pescatori, opera degli imperatori Carino e Numeriano, e le costruzione di argini presso Ardea volute da Massimino e Massimo, per difendere la costa dalle mareggiate. Quest’ultima informazione ci indica che la via Severiana attualmente distante dal mare 2 km al confine Nord Ovest e 1200 metri al confine nord sud est al tempo della sua costruzione era la strada litoranea.
La via diviene ben presto anche comodo accesso alle numerose ville che i nobili romani si erano fatti costruire come residenza estiva vicina alla città di Roma e prossima al mare. La villa all’interno di Castel Fusano pare sia quella dell’oratore Ortensio che fu pretore di una flotta romana durante le guerre macedoni. La villa per lungo tempo considerata quella di Plinio il giovane viene da lui descritta nell’epistola all’amico Gallo (Epistulae . 11, 17). La villa tuttora viene chiamata Villa di Plinio, è costruita sul terrapieno circondata da magnifici lecci. Tale particolare disposizione permise di attrezzare la zona per la caccia alle palombe, motivo per cui la località tuttora è chiamata villa della Palombara.

Della villa oggi rimane poco. Gli scavi iniziati nel 1700 su richiesta dei Musei Vaticani e successivamente ad opera del comune di Roma l’anno spogliata degli arredi marmorei. Si può rilevare un quadriporto e un adiacente complesso balneare. L’acqua veniva attinta dal sottosuolo per mezzo di una ruota idraulica, i resti delle Mura sono ancora in buono stato forse perché protetti dalla vegetazione. Si può osservare ciò che rimane di un grande mosaico a piastrelle bianche e nere raffiguranti soggetti marini: Nettuno, le Nereidi e pesci.

Il nome Fusano certamente di origine Romana trova riscontro in molte epigrafi ostiensi. La sua etimologia viene riferita alla Gens Furia o Fusia che possedeva fondi nella contrada chiamata fusiano. Ma secondo Lanciani sarebbe da mettere in relazione con le due tenute vicine di Trefusa e Trefuselle.

La tenuta nel 1118 viene concessa da papa Celestino III al monastero di Sant’Anastasio “ad acquas salvias” che negli anni successivi annette fondi limitrofi. L’intero litorale doveva in quegli anni e essere molto ricco di selvaggina. Nel 1190 il 25 agosto il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone di passaggio per la terza crociata attraversava un bosco che abbondava di cervi e caprioli. L’abbondanza di animali selvatici spinge molti abitanti di Ostia ad entrare senza permesso nella tenuta per esercitarne abusivamente la caccia. In quesgli anni sorse al proposito una vertenza tra i proprietari del fondo e gli ostiensi controversia che si risolse a favore del monastero con una sentenza riconfermata poi nel 1277 che fa divieto di uccellare e transitare senza autorizzazione. Negli anni che seguirono vi furono numerosi passaggi di proprietà di tutta o di parti della tenuta che fu nel monastero di San saba degli Orsini, poi dei De Fabi, dei Mazzinghi. Nel 1620 i creditori di Vincenzo Mazzinghi passano la proprietà, denominata tumuleto di Fassano, per 16.000 scudi al cardinale Giulio Sacchetti, la cui famiglia nel 1607 era affittuaria della confinante tenuta di Decima. La famiglia Sacchetti, successivamente, acquista la tenuta di Spinerba e il casale di Fusano. Siamo nel 1634, l’intero fondo ha una superficie di 2.078 ha. L’area giunta ai nostri giorni è ben più piccola, circa 1000 ettari. Le altre parti sono state suddivise tra privati ed ora sono edificate o coltivate.
In quegli anni nella tenuta furono soprattutto si allevano cavalli e bufale, si utilizza il bosco per il taglio per realizzare fascine e carbone.
Inoltre vengono date concessioni annuali per la di caccia, dove si elencano cinghiali, caprioli, cervi, lepri, istrici, ricci. In questo modo il patrimonio faunistico dovette diminuire considerevolmente perché 100 anni più tardi uno scritto di Papa Benedetto XIII autorizza a fare della tenuta riserva di caccia e di infliggere pene corporali e pecuniarie a chiunque contravvenire al divieto.
Ai primi del 1700 forse perché provenienti dalla Toscana dove già si era sperimentato il valore economico delle pinete, i Sacchetti iniziarono con la semina del pino domestico. Nel 1733 erano già stati piantati con successo sei 6/7000 esemplari, vennero anche messi a dimora pioppi, olmi e salici lungo le sponde dei canali e si iniziò la conversione nella zona più vicina al mare della macchia in Llecceta. Da notare comunque che il pino doveva già essere presente nella zona tanto che Silvio Italico, parlando delle ville marine, le dice ricche di altissimi pini e Virgilio chiama questo albero pulcherrima pinus.
La storia della tenuta continua e siamo nel 1755 quando il 27 giugno la proprietà con opportuno chirografo di Papa Benedetto XIV viene venduta per 135.000 scudi al principe Agostino Chigi. Quest’ultimo continua all’impianto dei pini in interi quarti della tenuta fino al 1887 data delle ultime piantagioni effettuate. Un ulteriore rimboschimento sarà poi effettuato negli anni trenta a Quarto delle tane, Quarto grande, Spinerba.
Nel 1888 la zona data in affitto a Re Umberto I, utilizzata solo riserva di caccia, la vegetazione senza ulteriori interventi può riprendere il suo corso naturale.

Per le zone paludose però è un altro discorso una prima bonifica dei Pantani viene intrapresa dal principe Chigi nel 1884. Pochi anni dopo però ampie zone si allagano di nuovo a causa della vicinanza dello stagno di Ostia. Nel 1896 lo stato prende il problema a suo carico e prosciugò lo stagno. Nel 1916 i Pantani furono messi a coltura. Nel 1932 Francesco Chigi vende la tenuta riservandosi il castello ed una certa quantità di terreno circostante- 22 ha, al Governatorato. Castel Fusano diventa così il 13 aprile 1933 il grande parco di Roma, meta giornaliera di migliaia di persone e viene aperto un varco nella duna per congiungere l’area verde alla spiaggia, oggi viale Mediterraneo. Di quel periodo risalcìgono la realizzazione di strade carrozzabili, con viali illuminati ed alcune stradelle rustiche (viale del Lupo, della Lepre, dei Ginepri, degli Elci) oltre a fontanelle, e bagni per i visitatori.

 

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