INCENDIO DELLA PINETA DI CASTEL
FUSANO
Castel Fusano ha potenzialmente una vegetazione
di bosco di leccio, ma gran parte è stata piantata, a partire dal
1700, con pinete artificiali soprattutto di
pino domestico (Pinus pinea), dando origine a un paesaggio monumentale
che, ancorché fondamentalmente artificiale, aveva un enorme valore
storico. In questo ambiente si aveva inoltre, grazie alla vetusta età
dei pini, una grande ricchezza di specie animali, per esempio di uccelli.
Lincendio ha interessato proprio i circa 300 ettari della pineta
monumentale, con pini di più di 100 anni, costituita da pini radi
di grandi dimensioni e un folto sottobosco formato soprattutto dalle piante
della macchia sempreverde mediterranea, come il leccio, lerica,
lalaterno. Le aree a leccio non hanno subito invece praticamente
danni, in quanto questa specie è molto meno infiammabile; inoltre,
anche i numerosi esemplari di leccio che erano ricresciuti nella pineta
monumentale e che erano andati bruciati hanno originato dopo pochissimo
tempo numerosi ricacci, mentre il pino è in generale andato completamente
distrutto.Lintervento di recupero si propone quindi di ripristinare
contemporaneamente i valori più strettamente naturalistici e il
paesaggio della pineta monumentale. Il principio fondamentale è
quello di sfruttare il più possibile gli elementi scampati allincendio
e di favorire levoluzione naturale della vegetazione, che è
già, come si è detto, tumultuosa.
Ricostruire il paesaggio della pineta monumentale
non sarà facile, in quanto le pinete richiedono lunghi anni di
interventi colturali (semina, diradamento) e di crescita
per svilupparsi in modo ottimale e per raggiungere le grandi dimensioni
che eravamo abituati ad osservare passeggiando lungo la via Severiana
o anche semplicemente attraversando in automobile la via Cristoforo Colombo.
A questo scopo si procederà lungo due direzioni:
A)interventi in aree in cui è particolarmente importante restaurare
il valore estetico del paesaggio, in particolare lungo la via Cristoforo
Colombo, via di Castel Porziano e via Severiana, con il reimpianto anche
di limitati nuclei di pino.
B) esistono a Castel Fusano, in aree potenzialmente molto infiammabili
ma che fortunatamente non sono state oggetto dellincendio disastroso
del luglio 2000, in particolare lungo la via Cristoforo Colombo, tratti
di pineta di circa 50 anni, che non sono mai state diradate, e in cui
quindi il pino, specie che ha bisogno di molta luce, si trova in uno stato
di forte deperimento, con le chiome addensate e parzialmente morte; il
sottobosco di questa pineta è in alcuni tratti costituito dalle
specie della macchia di leccio, nate spontaneamente, ora rade e basse,
ora in piccoli nuclei più sviluppati, che non possono crescere
ulteriormente sempre per mancanza di luce. Queste pinete possono essere
tuttavia recuperate e potrebbero ricostituire pinete di alto valore estetico.
Sono quindi previste una serie di interventi, per esempio diradamenti,
che migliorino la qualità della pineta e permettano lulteriore
sviluppo del pino.
Nella maggior parte dellarea incendiata, tuttavia, si dovrà
rispettare lo sviluppo naturale della vegetazione, con interventi limitati,
e con la pazienza che deve accompagnare lamante della natura, perché,
per quanto rapida. la ricrescita della vegetazione non può essere
immediata.
Infine non verranno dimenticate le esigenze degli animali, soprattutto
delle numerosissime specie di insetti che vivono a Castel Fusano, lasciando
un certo numero di alberi morti o caduti, nel cui legno putrescente trovano
rifugio specie anche assai rare.

In conclusione, va osservato come lincendio,
per altro doloso e sviluppatosi in condizioni di forte scirocco e alte
temperature, che hanno fatto sì che si sia propagato con incredibile
velocità, ha interessato la pineta monumentale non a caso, ma proprio
per lalta infiammabilità del pino; il pino domestico inoltre
non si riproduce spontaneamente a Castel Fusano, e la pineta monumentale
era arrivata ormai alla fine del suo ciclo vitale.
Inoltre, bisogna riporre grande fiducia nella capacità da parte
della natura di rispondere anche alle minacce più gravi, come dimostra
lelevata produzione di rigetti da parte del leccio, che potrebbe
tornare a formare una certa vegetazione forestale in circa 20-30 anni.
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