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LA STORIA DEL TERRITTORIO
A cura di Antongiulio Granelli
IL FIUME E GLI INSEDIAMENTI UMANI
Il territorio del litorale romano è, come abbiamo
visto, strettamente legato alla presenza del Tevere, che in ogni epoca
è stato la più ampia e comoda via di comunicazione tra il
mare, le paludi costiere e l'entroterra. Il Tevere, con la sua poderosa
forza naturale, ha inoltre impresso modificazioni che hanno di volta in
volta influito sull'evoluzione degli insediamenti umani. In età
protostorica (XI-VIII sec. a.C.) la linea di costa era notevolmente arretrata
rispetto ad oggi e, alle spalle delle dune costiere, esistevano ampi stagni
nei quali si gettava il fiume in modo piuttosto irregolare. Col tempo
l'enorme massa di materiale limoso portato dal Tevere ne regolarizzò
la foce ad estuario (corrispondente alla Fiumara Grande) e colmò
in parte gli stagni che, ridotti sostanzialmente a due bacini, si riconoscono
facilmente osservando la cartografia storica: quello a Nord del Tevere
si trovava nell'area della bonifica di Maccarese (oggi parzialmente occupata
dall'aeroporto di Fiumicino), quello a Sud corrisponde alle bassure della
Longarina, ad Est di Ostia Antica, e si estendeva fino al Canale dello
Stagno, che già in antico lo collegava al mare. I due stagni però
non vennero mai del tutto prosciugati (fino alla recente bonifica ravennate),
perché venivano utilizzati per la produzione del sale. Fu infatti
proprio la preziosità del sale, indispensabile per la conservazione
dei cibi e per molti altri usi, a costituire il principale motivo di interesse
per l'espansione umana verso un ambiente ostile, paludoso e malsano. Già
prima di Roma dalla Sabina interna giungeva fin qui un percorso utile
all'approvvigionamento del sale, che solo molto più tardi assumerà
i nomi di via Salaria (fino a Roma) e via Ostiense (da Roma al mare);
un analogo tracciato correva, a partire da Roma, anche sulla sponda destra
del Tevere e prendeva nome, via Campana, proprio dal campus salinensis
verso cui era diretto.
Ficana e Ponte Galeria.
Ancora prima della fondazione di Roma una serie di insediamenti umani
(inizialmente semplici villaggi di capanne) sorsero sulla prima dorsale
rilevata a ridosso delle paludi costiere ed erano chiaramente in comunicazione
tra loro mediante un tracciato viario di primaria importanza per gli scambi
commerciali nella fascia costiera del Lazio (il Latium vetus, a sud del
Tevere; la sponda nord del fiume era il limite dell'Etruria): tali centri
abitati erano Ardea, Lavinium (Pratica di Mare), Decima (forse l'antica
Politorium) e, il più vicino alle saline, Ficana, il cui sito è
stato individuato nella zona di Dragoncello, sul Monte Cugno. Ficana,
della quale gli scavi degli ultimi decenni hanno rimesso in luce resti
dell'abitato, delle mura e della necropoli, sorse in una posizione resa
strategicamente ancora più forte proprio dalla prossimità
al Tevere che, scorrendo alla base di Monte Cugno, poteva da qui essere
agevolmente controllato in chiave sia commerciale che difensiva. Questo
ruolo di controllo del territorio e del sottostante corso del fiume Ficana
continuò a svolgere per qualche centinaio d'anni anche dopo la
conquista da parte di Roma, avvenuta già nel VII secolo a.C. Da
questa posizione infatti i Romani potevano dominare anche, sulla prospiciente
sponda etrusca del Tevere, la valle del fosso Galeria, facile via di penetrazione
nel territorio della nemica Veio. L'affermazione della pace romana portò
alla definitiva decadenza di Ficana come piazzaforte strategica, e già
dal II secolo a.C. al suo posto si svilupparono alcune fattorie. Ma nel
Medioevo il controllo delle posizioni dominanti lungo la grande via d'acqua
per Roma tornò ad essere determinante. Una carta del '500 mostra
sul sito di Monte Cugno la torre di Dragoncello; poco più a valle
si ergevano, sulle due opposte rive, la torre di Dragona e quella di Buffalora
(che nel nome ricorda probabilmente la sua ubicazione lungo la via di
alaggio percorsa dai bufali). A protezione dell'attraversamento del Fosso
Galeria si trovavano poi il castello di Ponte Galeria ed un'altra torre,
più vicina al Tevere.
Malafede
La valletta solcata dal fosso di Malafede, l'ultimo rilevante affluente
di sinistra del Tevere, oggi segna, nell'ambito del territorio comunale,
il confine amministrativo tra la XII e la XIII Municipio; ma anche in
età romana essa doveva limitare verso nord-est il territorio di
Ostia, frapponendosi tra questo ed il suburbio romano; e nel Medioevo
da qui iniziavano le insidie (forse è questa l'origine del toponimo
Malafede) per coloro che si avventuravano lungo la via Ostiense, che proseguiva
verso il mare attraversando le malsane e malsicure selve paludose della
costa. L'antica via Ostiense attraversava il fosso in corrispondenza dell'
XI miglio e qui, secondo Plinio il Giovane, se ne staccava una diramazione
che conduceva alle lussuose ville costiere del territorio laurentino,
a Sud di Ostia.
Ostia "Antica"
Il profondo legame della città di Roma con il fiume Tevere è
testimoniato dalle origini del nome della città di Ostia da ostium,
'ingresso, imboccatura'. La tradizione storica romana indica nel re Anco
Marcio, che avrebbe regnato tra il 640 ed il 616 a.C., il fondatore della
colonia di Ostia che, nell'ambito di una precoce espansione di Roma verso
il mare, avrebbe assicurato il controllo delle preziose saline. Anche
se la reale posizione della fondazione di VII secolo resta tuttora ignota,
essa non doveva essere lontana dal piccolo castrum che costituisce il
nucleo più antico della città romana di Ostia e che risale
al IV secolo a.C. Dunque circa trecento anni dopo Anco Marcio Ostia si
presentava ancora come un accampamento militare permanente, esteso su
un'area piuttosto limitata (poco più di due ettari) e cinto da
mura costruite con grandi blocchi di tufo estratti dalle cave di Fidene
e trasportati qui con poca fatica a mezzo del Tevere. Ma la felice ubicazione
in prossimità della foce del fiume, e quindi del mare, determinò
da quest'epoca in poi la fortuna e la crescita di Ostia, che divenne porto
di Roma (sebbene solo fluviale) e beneficiò così degli effetti
dell'inarrestabile espansionismo politico e commerciale dell'Urbe, fino
alla conquista di tutto il Mediterraneo. Ostia fu dapprima base della
flotta militare romana, durante la lunga guerra con Cartagine prima e
la conquista dei ricchi paesi d'Oriente in seguito. Intensificatisi poi
i rapporti col mondo greco ed orientale, l'antico castrum iniziò
a diventare una vera città, sempre più legata ai traffici
commerciali tra Roma e le province oltremare. Dopo la metà del
II sec. a.C. l'importanza commerciale assunta da Ostia è testimoniata
dall'intervento del pretore di Roma C. Caninio che impose la delimitazione
con cippi (ancora visibili) di un'ampia area demaniale a Nord del Decumano,
fino alla sponda del Tevere: qui, anziché edifici, dovevano trovare
posto le attrezzature del porto fluviale, le cui banchine si trovavano
lungo le sponde del fiume; inoltre vi erano forse anche gli alloggiamenti
per i marinai della flotta. In età imperiale Ostia era una città
cresciuta anche oltre le mura di Silla, lunghe (esclusa la sponda del
fiume) più di 1700 metri, la cui funzione commerciale è
provata dalla fitta presenza di horrea, cioè di vasti magazzini
per lo stoccaggio delle merci, tra gli edifici dei quartieri settentrionali,
più vicini al Tevere.
L'Isola Sacra
Il nome sacro probabilmente deriva dalle celebrazioni dei riti in onore
di Castore e Polluce. L'isola Sacra è un'isola delimitata a sud
e a est dal corso naturale del Tevere (Fiumara Grande) a ovest dal mare
a nord dal canale fatto scavare da Traiano in occasione della costruzione
del porto sfruttando precedenti canalizzazioni dovute a Claudio. Il punto
in cui il braccio naturale e quello artificiale del Tevere si biforcano
prende il nome di Capo due Rami. L'area di dimensioni minori rispetto
all'attuale era attraversata dalla Via Severiana che collegava la città
di Porto con Ostia.
Portus
L'approvvigionamento di Roma, immensa metropoli al centro dell'Impero,
impose nel I secolo d.C. la costruzione di un vero porto, capace di assorbire
l'enorme flusso di traffici in modo più funzionale dei semplici
approdi fluviali di Ostia. Sorse così Portus, una nuova città
commerciale progettata attorno al grandioso bacino portuale fatto costruire
dall'imperatore Claudio, cui si aggiunse in seguito il più interno
bacino esagonale di Traiano. Le indagini archeologiche hanno potuto finora
recuperare soltanto alcune strutture del gigantesco impianto, oggi completamente
interrato (salvo l'esagono, divenuto un lago): si sono scoperti moli,
banchine, financo relitti di imbarcazioni, conservati nel Museo delle
Navi, e poi soprattutto grandiosi complessi di magazzini, mentre i resti
dei quartieri residenziali rimangono ancora per lo più ignoti.
Anche dopo la costruzione del porto le merci continuarono ad essere avviate
verso Roma a mezzo del Tevere, che restava la via più comoda e
sicura, mediante il tradizionale sistema dell'alaggio, rimasto in uso
fino all'introduzione dei rimorchiatori a vapore, verso la metà
del XIX secolo. Le navi codicariae venivano trascinate controcorrente
da buoi aggiogati, che procedevano lungo la riva del fiume giungendo all'approdo
dell'Emporium, presso Testaccio, dopo circa due giorni. Per assicurare
il collegamento tra il porto ed il fiume furono scavati alcuni canali,
il maggiore dei quali, la Fossa Traiana (oggi canale di Fiumicino), divenne
così la seconda bocca del Tevere. Tracce dell'antica usanza si
ritrovano nei toponimi; nella zona ricorre il termine Buffalara; il riferimento
ai bufali che transitavano per l'alaggio è evidente la zona è
posta a presidio della sponda destra. Il tutto dirimpetto a Galeria.
La via Ostiense
Si ritiene che la via Ostiense coincida con il tratto meridionale della
via Salaria. Il tracciato stradale veniva seguito dalle popolazioni sabine
per andare a procurarsi il sale alle foci del Tevere.
Lungo la Via Portuense si elevano notevoli resti delle mura che delimitano
la città di Porto; all'interno erano situati molti templi la cui
esistenza è confermata da svariate iscrizioni. Sicuramente presenti
i templi dedicati a Vulcano, venere, Cerere, Castore e Polluce, a Cibele
e alla dea Vesta. particolare interesse riveste il tempio cosidetto di
Portunno (dio dei porti) e della Fortuna tranquilla mutato forse in epoca
costantiniana o post costantiniana in chiesa dedicata ai santi Pietro
e Paolo.
La Via Portuense
Realizzata alla fine del I secolo d.C. con il fine di costruire un più
rapido ed agevole asse di comunicazione tra la città di Roma e
i porti imperiali di Claudio e Traiano e le "salinae Romanae".
Un'altra strada legata alle saline era la via Campana. Il tracciato delle
due strade non è interamente noto; gli studiosi avanzano l'ipotesi
che le due arterie coincidessero nel tratto urbano fino alla porta Portuense
da questo punto la via Portuense si sarebbe separata dalla via Campana
(località Pozzo Pantaleo) arrivando fino all'XI miglio (Ponte Galeria)
per poi ricongiungersi alla via Campana. La Via Campana dopo la separazione
dalla Portuense correva parallelamente all'attuale via della Magliana
fino alla chiesa di Santa Passera (IX sec. d.C.) da dove i percorsi dei
due tracciati tornano a coincidere.
La via Severiana
Come abbiamo visto l'Isola Sacra era attraversata dalla Via Severiana
che collegava la città di Porto con Ostia e quindi con il Porto
ed arrivava fino aTerracina. Il tracciato viario si può osservare
all'interno della Pineta di Castel Fusano.
L'inondazione del 15 settembre 1557 Paolo
IV (1555-1559)
La piena del 1557 tagliò il meandro ed il Tevere si creò
un nuovo alveo allontanandosi dal Castello e dal borgo di Ostia Antica.
Questa inondazione ha una particolarità, quella di essere avvenuta
in nel mese di settembre, ritenuto dagli Autori eccezionale per le piene
del Tevere.
IL SISTEMA DIFENSIVO DEL LITORALE
Dal Medioevo in poi il rifiorire della pirateria, soprattutto araba e
poi turca, ma non solo, rese necessario un sistema di protezione della
costa ed in particolare della foce del Tevere, dalla quale si poteva rapidamente
giungere a minacciare Roma stessa. Sorsero così numerose torri,
alcune con semplice funzione di vedetta o ripetitore del segnale di pericolo,
altre, più massicce, erano dei veri e propri fortini. La torre
S. Michele(1559-1568), presso l'Idroscalo di Ostia, appartiene a questo
secondo gruppo ed è sicuramente la più pregevole di quelle
ubicate in questo territorio; disegnata da Michelangelo e terminata sotto
il papa Pio V, ereditò anche le funzioni doganali che erano state
del castello di Ostia Antica, venutosi a trovare troppo lontano dal fiume.
Tipicamente medievale è invece Tor Boacciana (1440), che si incontra
risalendo il braccio naturale del Tevere, la Fiumara Grande, a circa due
chilometri dalla foce; costruita sui ruderi di alcuni edifici di età
romana (forse il faro d'ingresso alla bocca del fiume), essa testimonia
ancora la posizione della linea di costa nell'antichità. Anche
lungo il Canale di Fiumicino, la costruzione delle torri di guardia seguì
il progressivo avanzamento del litorale. La settecentesca torre Clementina
era infatti la più recente e la più vicina al mare, ma è
andata purtroppo distrutta nell'ultima guerra; della precedente torre
Alessandrina, del XVII secolo, è invece parzialmente riconoscibile
la struttura, sita in posizione più arretrata, poco a valle del
Ponte 2 Giugno; questa aveva a sua volta sostituito la torre Niccolina,
eretta alla metà del '400 sotto papa Niccolò V, che si era
venuta a trovare ormai troppo distante dal mare.
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